Le nostre eccellenze – Dove si spreme l’olio della Val di Sieve

La raccolta delle olive che daranno vita ai gustosissimi olii prodotti in Val di Sieve  avviene circa a metà novembre. Il freddo novembrino, dovuto all’altezza, mantiene più a lungo la maturazione ottimale dell’oliva, che qui viene raccolta più verde e saporita rispetto ai normali raccolti delle altre zone toscane: l’oliva non è mai troppo acerba o troppo matura, e questo va a tutto vantaggio delle qualità organolettiche. La raccolta a mano delle olive, detta brucatura, è quella tradizionale e garantisce, quando i frutti sono sani, una qualità superiore dell’olio. Le olive cadono su una rete posta sotto la chioma della pianta, da cui vengono raccolte e poste in cassette. Il tempo di conservazione in tali condizioni non dovrebbe superare le 72 ore, fermo restando che meno tempo passa tra raccolta e frangitura, migliore è la qualità dell’olio. Percorrendo antiche strade immerse negli oliveti che connotano il paesaggio collinare del territorio, mai è stato così facile unire il gusto del buono alla rappresentazione del bello. Alcuni frantoi sono all’interno di antiche dimore storiche. Nel Comune di Reggello: Frantoio Fattoria I Bonsi, una villa-castello disegnata nell’Ottocento su un precedente insediamento quattrocentesco, e Frantoio Fattoria I Mandri. Vicino alla Fattoria I Bonsi si trova la Chiesa di Sant’Agata in Arfoli, una delle più antiche dalla diocesi fiesolana, edificata, secondo la tradizione, dalla Contessa Maltilde di Canossa nel XII secolo. Nel chiostro della chiesa si può notare una porticina, chiamata “gattaiola” perchè per passarvi è necessario piegarsi “a gattoni”, da cui si accede all’orciaia. Questo piccolo ambiente è di grande interesse; vi si trovano infatti della vasche di pietra del 1500 che servivano per contenere l’olio e una raccolta di utensili legati alla lavorazione dell’olio (nappi, zerle per scolare l’olio dagli strumenti, rastrelli…). Il Frantoio di Santa Tea, documentato dal 1585, prende il suo nome dalla vicina Cappella romanica di Santa Tecla risalente all’anno 1000. L’anno in cui il frantoio inizia la sua attività non è documentabile, ma è certo che nel 1585 era già attivo e conosciuto, come testimonia un atto di compravendita dell’Archivio di Stato, che certifica il passaggio di proprietà del Complesso di Santa Tea dai Frati del Convento del Carmine a dei privati, tutt’oggi, dopo quattro secoli, proprietari del frantoio. Sulla Strada dei Vini Chianti Rufina e Pomino, si incontra il Castello di Torre a Decima, già esistente in epoca medievale, ma trasformato dalla famiglia Pazzi nel XIII secolo in residenza signorile. Qui, secondo la tradizione, si rifugiarono i Pazzi, dopo il fallimento della congiura ordita nel 1478 contro i Medici. Il castello ha corpo rettangolare con apparati a sporgere ad archi su beccatelli e coronamento merlato; in un angolo si eleva un possente torrione anch’esso merlato. Nel Comune di Pelago, vicino al Frantoio Il Carbonile, si trova la Villa e Fattoria di Altomena, antico castello appartenuto ai conti Guidi, poi trasformato in una grande villa-fattoria. Nei dintorni, all’interno della villa padronale di Camperiti è ospitato l’omonimo frantoio dove si può vedere una bellissima orciaia. Appena prima della confluenza del torrente Rincine col Moscia, sorge il borgo di Londa, già in epoca etrusca importante centro abitato sulla strada di collegamento tra il Casentino e la vallatamugellana, nel cui comune si trova il frantoio Dufour Berte, degli stessi proprietari del Palazzo Marchionale Guadagni, oggi infatti Villa Dufour Berte, nella quale è conservato un frammento di Cippo Etrusco.